Pippo sta meglio, la sua parata più importante.
Storie di Calcio

Poteva essere una brutta storia, di quelle che ti fanno pensare di mollar tutto, invece (pur con la prudenza del caso) sembra avere le caratteristiche del lieto fine.

Pippo (Filippo Lorenzutta) un “granatiere” del 99 a difendere la porta del Borgo Trento in Seconda Categoria, domenica scorsa contro l’Alpo98 fa una delle tante uscite spericolate sui piedi dell’avversario che, senza cattiveria, lo colpisce alla testa. Uno dei tanti scontri della vita sportiva di un estremo difensore e di un attaccante che non si conoscono, Pippo resta a terra, anche l’attaccante, ma poi entrambi si rialzano e si ricomincia. Sembrava finita lì. Invece no.

A fine partita il malessere, il mal di testa, la preoccupazione dei genitori, la corsa in ospedale per sentirsi dire cose che mai un genitore, un amico, un compagno di squadra vorrebbero sentire…”emorragia celebrale, dobbiamo operarlo”. Da lì in poi è solo attesa, lo stringersi attorno ai genitori, il cercare da parte di tutti di trasmettere la forza a questo ragazzone di un metro e 90 per farcela al meglio, prima possibile, senza conseguenze.

E così è stato. Pippo sta meglio, ha fatto la sua “parata più importante” e ci piace pensare che qualcuno in alto ha ascoltato i mille e mille incoraggiamenti arrivati da ogni parte, anche dalla squadra avversaria, anche dall’attaccante dell’Alpo98 che, anche lui giocatore, anche lui padre di famiglia, ora anche lui amico, è stato tra i primi a preoccuparsi, tra i primi ad andarlo a trovare in ospedale assieme ai dirigenti dell’Alpo98 (e come Borgo Trento li ringraziamo).

Questa storia ha messo in evidenza, pur in un clima di legittima preoccupazione, i più bei valori dello sport; l’amicizia, l’attaccamento, la solidarietà, cose che solo chi ama veramente il calcio e lo vive nel modo più positivo di essere gruppo prima che squadra, può capire. Grazie anche all’Hellas Verona e a Marco Silvestri (e ai ragazzi della #FamigliaPbt ) che hanno fatto una grande sorpresa a Pippo.

 

Questa è la morale di questa storia: i veri valori che il calcio deve trasmettere, non certo chi ha vinto o chi ha perso; questo vorrei (da genitore e Presidente) che capissero le squadre di ragazzini e genitori sin da piccoli. Il risultato? L’ultimo degli obbiettivi, il primo è diventare uomini, con veri valori e principi. Il resto è un gioco.

     Paolo Padovani